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Questa
è una storia senza tempo, di ieri come di domani, ma quanto al luogo
non v'è dubbio, essa ha inizio a Londra, in una strada del
quartiere di Bloomsbury. Nella casa d'angolo, abitava la famiglia
Darling, e Peter Pan la prescelse fra tante altre perché
là vi era più d'uno che credeva nella sua esistenza.
Prima di tutto la padrona di casa. La signora Darling, pensava che
Peter Pan fosse lo spirito della giovinezza.
Invece i suoi figlioletti, Gianni e Michele, erano
convinti che Peter Pan esistesse realmente e ne avevano fatto l'eroe
di tutti i loro giochi.
Wendy poi, la primogenita, non soltanto credeva in Peter Pan,
ma sapeva ogni sua cosa di lui e delle sue straordinarie imprese.
Tutto questo riempiva di stizza il signor Darling che, da uomo
pratico quale si reputava, non riusciva a digerire quelle...
fantasie.
E infine c'era Nana: posta per il suo buonsenso a espletare
le funzioni di bambinaia, con saggezza canina serbava dentro di sé
le sue opinioni e considerava la faccenda con una certa indulgenza.

Dopo queste premesse si potrà meglio capire ciò che
successe la famosa sera cui si riferisce la nostra storia.

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I
signori Darling dovevano andare ad una festa, ma c'era qualche problema:
- Mary, o i miei gemelli saltano fuori o noi non andiamo alla festa, e
se noi non andiamo alla festa non avrò il coraggio di ricomparire in
ufficio, e se non ricompaio in ... ahi!- nella foga della ricerca il
signor Darling si era schiacciato un dito in un cassetto.
Intanto dalla camera dei bambini giungevano voci concitate, cigolii di
letti, tonfi sordi.
- Arrenditi, Capitan Uncino! - gridava Michele.
- Mai! - ribatteva fieramente Gianni. - Debbo vendicare la mano che mi
hai tagliata!
- Buoni figlioli, buoni - disse il signor Darling conciliante,
entrando in quel momento.
Ma Michele, troppo intento al duello, continuò imperterrito:
- Sudicio briccone!
- Co-co-sa? Come ti permetti?! - si inalberò il signor Darling, e
nulla valsero i tentativi di spiegazione di Gianni e Michele. Poi tornò
al suo problema: - Avete visto i miei gemelli, ragazzi. Quelli d'oro?
- Michele - fece Gianni con aria di cospirazione - dov'è sepolto il
tesoro?
- Non lo so!
- La mappa, allora, dove l'hai messa! - incalzò Gianni.
La mappa del tesoro altro non era se non lo sparato del signor
Darling, il quale diventò paonazzo, vedendolo spuntare da sotto un
materasso. Lo indossò ugualmente e lo mostrò desolato alla moglie che
entrava in quel momento.
- E' soltanto gesso, papà - si scusò Michele.
- Non è colpa sua! La favola dice così. Domanda a Wendy - intervenne
Gianni.
- Wendy? La favola? Dovevo immaginarlo! Wendy Wendyyy! - strillò il
padre.
- Si, papà? Oh, cos'hai fatto alla camicia?
- Che cosa ho… Wendy, ti avevo o no pregato di non raccontare più
frottole ai tuoi fratelli? Capitan Mancino, Prete Pane…
- Peter Pan, papà.
Il signor Darling trattenne il respiro, e poi esplose con parole
terribili: Wendy non avrebbe più dormito nella camera dei ragazzi,
perché ormai era troppo grande. Detto questo, si volse per uscire.
Purtroppo però non si era accorto che la strada verso la porta era
ostruita da numerosi giocattoli e da Nana; mise un piede in fallo,
barcollò e finì miseramente a gambe all'aria.
- Oh, povera Nana - gemettero i ragazzi accorrendo.
- Povera… povera Nana? Questo è il colmo! Fuori, fuori ho detto! Basta
con i cani che fanno da bambinaia!
Il signor Darling si alzò, prese Nana per il collare e la trascinò
fuori stanza, verso il cortile. Ma quando vide gli occhi importanti di
Nana, non fu più tanto orgoglioso della sua decisione e cercò di
scusarsi:
- Santo Cielo, Nana, non guardarmi così! Non Ho niente contro di te!
E' solo che… tu non sei una vera bambinaia. Tu sei… bé, un cane. E i
bambini non sono cuccioli, ma esseri umani, Nana, a poco poco crescono.
- Proprio il pensiero di dover crescere rattristava Wendy in quel
momento, anche se la mamma più volte le aveva spiegato che era una cosa
del tutto normale.
- Mammina - fece Michele già mezzo addormentato - tieni, è il tesoro
sepolto.- e le porse i gemelli tanto cercati.
- Con un sorriso la mamma si avvicinò alla finestra per chiuderla, ma
Wendy la trattenne dicendo:
- Non chiudere, ti prego, potrebbe tornare… Sì, Peter Pan. Sai ho
trovato una cosa che ha dimenticato qui… la sua ombra. L'aveva
presa Nana, ma io gliel'ho tolta.
- Mamma Darling le augurò la buonanotte sorridendo comprensiva, ma non
era per niente tranquilla. Che ci fosse qualche pericolo? Era il caso di
lasciare i bambini soli, senza l'occhio vigile di Nana? E se davvero…
Mentre uscivano di casa,
la signora Darling espose i suoi dubbi al marito, riuscendo però
soltanto a suscitare la sua ilarità.

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Intanto,
dietro un comignolo, qualcuno seguiva la scena con impazienza e poco
dopo sgusciava con fare furtivo nella stanza dei bambini addormentati.
Ma il silenzio fu subito rotto da un suono leggero, come di minuscole
campane, e accanto a Peter Pan, poiché di lui si trattava, comparve
Trilly, la piccola fata petulante, sua compagna inseparabile.

- Trilly, muoviti, su. Aiutami a cercare la mia ombra!
Tutti e due cominciarono a rovistare dappertutto, sotto i letti, nel
baule dei giochi, nell'armadio, e infine Trilly scovò l'ombra in un
cassetto. Acchiappare un'ombra non è però cosa facile: si sposta, flutta,
sguscia, si allunga… Alla fine Peter, con un gran tuffo, riuscì ad
afferrarla, ma fece cadere la bottiglia dell'acqua che si trovava sul
tavolino. A quel trambusto Wendy si svegliò di soprassalto:
- Peter Pan! Oh, Peter, sapevo che saresti tornato… Ho tenuto in serbo
la tua ombra. Spero che non sia sgualcita! Lo sai che sei proprio come
t'immaginavo? Ma no, non puoi attaccarla col sapone, devi cucirla, se
non vuoi perderla di nuovo. Vuoi che lo faccia io? Sarà divertente
cucire un'ombra! Ho capito subito che era la tua, appena l'ho vista.
Quel che mi stupisce è che Nana abbia fatto una cosa simile. Siediti,
non ci vorrà molto.
Peter Pan, sopraffatto da una tale valanga di parole, continuava a
indietreggiare, stringendo la sua preziosa ombra, finché non si ritrovò
seduto sul letto.
- Tu chiacchieri molto - riuscì finalmente a dire piuttosto stizzito.
- Su sbrigati, bambina.
- Mi chiamo Wendy… Wendy, Moira, Angela Dar…
- Wendy è sufficiente - la interruppe Peter Pan sempre più brusco.
Ma Wendy, troppo felice di quella visita, non si lasciava scoraggiare
e continuava imperterrita a far domande:
- Come ha fatto Nana a prenderti l'ombra?
- Ero fuori dalla finestra e l'ha addentata. Stavo ascoltando le tue
fiabe - rispose Peter, che era sempre felice quando poteva parlare di se
stesso.
- Le mie fiabe? Ma parlano tutte di te ! fece Wendy piacevolmente
stupita.
- Certo, per questo mi piacciono. Poi le ripeto ai Bimbi Sperduti.

Intanto Wendy aveva finito il suo
lavoro e Peter Pan fece qualche volteggio per controllare che l'ombra
fosse perfettamente al suo posto e che la cucitura tenesse bene.
- Sono contenta che tu sia venuto stasera. O non t'avrei mai
conosciuto, perché da domani dovrò crescere - sospirò Wendy,
rattristandosi improvvisamente.
- No, non mi va. Vieni, ti conduco nell'Isolachenoncè! Là non
crescerai mai.
- Oh Peter, sarebbe meraviglioso! Ma, che cosa dirà la mamma?
Lasciamoli pensare, sì, debbo far la valigia, e lasciare un biglietto…
- Oh, sono così felice…credo proprio che ti darò un bacio - esclamò
Wendy che non stava più in sé dall'eccitazione.
- Che cos'è un bacio? - chiese Peter Pan stupito.
Proprio in quel momento si udì un forte scampanellio proveniente da un
cassetto: Trilly, la fatina, vi era rimasta intrappolata durante la
caccia all'ombra, ma sentendo le parole di Wendy si mise d'impegno e
tanto fece che riuscì a liberarsi.
Era così indispettita sia per la disattenzione di Peter sia per
l'intraprendenza di Wendy, che volle vendicarsi dandole una bella tirata
di capelli proprio mentre il bacio stava per arrivare a destinazione.
Peter si lanciò al suo inseguimento e riuscì a imprigionarla nel
cappello, ma tutto quel trambusto svegliò Gianni e Michele, che
balzarono dai letti, felici per la sorpresa.
- Salute, Peter Pan, io sono Michele.
- Ed io sono Gianni. Onoratissimo!
- Peter Pan rispose con un inchino, ma nel fare questo allentò un poco
la presa e Trilly riuscì a fare capolino dalla sua prigione.
- Oh, hai preso una lucciola!-esclamò Michele vedendo quel chiarore
filtrare dal cappello.
- No, è una fata! - lo corresse Wendy.
Ma Peter Pan era impaziente di partire e prese Wendy per mano,
tirandola verso la finestra.
- Dove andate? - chiese Michele.
- Nell'Isolachenoncè. Ci guida lui - rispose prontamente Wendy.
A dire il vero Peter non aveva affatto pensato di portare tutti e tre,
ma si lasciò convincere facilmente. Solo Wendy aveva ancora qualche
dubbio:
- Ma, Peter, come arriveremo all'Isolachenoncè?
- Ma volando!E' facile. Tutto quello che dovete fare è pensare a
qualcosa di molto bello
- spiegò Peter Pan spiccando il volo per la stanza.
- A qualsiasi cosa di molto bello?! - esclamarono in coro Wendy,
Gianni e Michele ancora increduli.
- Vorrei sopra il mare volare, e con le sirene giocare…
- Ed io i bucanieri sfidare…
- E contro gli indiani lottare…
E i tre bambini si librarono nel vuoto, ma l'ebbrezza di quel primo
volo finì miseramente con un bel capitombolo sul pavimento: qualcosa non
aveva funzionato! Che Peter avesse dimenticato la formula?
L'unica che aveva apprezzato la scena era Trilly: gelosa e dispettosa
per natura, oltre tutto non amava essere lasciata in disparte.
- No, non va! Ma che cosa mancherà? Forse un po' di fantasia! Ah,
scordavo la magia! La polvere… solo un po' di polvere di fata! - E la
povera Trilly fu acchiappata e scrollata a dovere.
Questa volta tutto funzionò alla perfezione. Peter Pan prese per mano
i bambini e insieme si librarono nella stanza. Poi l'eterno fanciullo
sfrecciò dalla finestra nel cielo di Londra seguito da Wendy, Gianni e
Michele che si trascinava dietro l'inseparabile orsacchiotto
Bongo. Davanti a tutti c'era Trilly che non sembrava troppo
soddisfatta di come stavano andando le cose: a lei non piacevano gli
intrusi e ancora meno le intruse!

Il gruppetto fece una breve tappa sull'orologio della
Cattedrale di Londra, proprio mentre suonavano le otto di sera. Poi i
cinque ripartirono cantando una dolce canzone. La melodia accompagnava
nell'aria quegli uccelli dalla forma strana, e suonava pressappoco così:
Quando hai la gioia nel cuor
Tu ti senti sollevar
E se il mondo coi suoi guai
Alle spalle lascerai
Le nubi puoi guardar…
Puoi volar, puoi volar
Puoi volar, puoi volar
Mentre viaggiavano sopra la città
addormentata, Peter Pan indicò a Wendy la via per giungere all'Isolachenoncè:
- Ecco là, Wendy! La seconda stella, poi si volta e via sempre dritti!


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Intanto,
in una baia tranquilla dell'Isolachenoncè dondolava dolcemente un
vascello corsaro: la nave di Capitan Uncino!
Era l'alba. Ma già tra la ciurma serpeggiava il malcontento: tutti
erano stanchi di quella calma, avevano nostalgia di feroci arrembaggi,
di ricchi bottini, di mare in tempesta.
E di umore migliore non era certo Capitan Uncino. Da tempo non aveva
che un pensiero: vendicare la sua mano sinistra, che Peter Pan aveva
gettato a Cocò il coccodrillo. Andando su e giù per il ponte di
comando, brontolava:
- Maledetto Peter Pan! Se solo riuscissi a scovare la sua tana! Ma
dove sta? Ho trovato: Giglio Tigrato, la figlia del Gran Capo
Indiano saprà senz'altro dov'è Peter, Spugna!

Spugna, che arrivava in quel momento,
cercò di calmare il Capitano facendogli notare che avrebbe dovuto
considerarsi fortunato perché dopo la sua mano, il coccodrillo aveva
ingoiato una sveglia; così quando si avvicinava, metteva sull'avviso con
il suo tic-tac.
Ma, mentre Spugna diceva così, si cominciò a sentire, sempre più
vicino, il tic-tac tanto temuto. Capitan Uncino, sporgendosi dal
parapetto gridò a Cocò:
- Ehi, tu, non hai vergogna? Spaventare così il Capitano! No, niente
ciccia, quest'oggi!
- Sciò, sciò!
- Capitan Uncino si era appena ripreso che qualcuno gridò dall'alto
dell'albero maestro:
- Peter Pan in vista, tre quarti a babordo!
- Per tutti i diavoli - fece Uncino dopo aver controllato con il
cannocchiale - è Peter con il solito codazzo di mocciosi. Spugna, raduna
la ciurma! Finalmente lo teniamo! Presto caricate Filippine! Raddoppiate
la polvere e frenate l'affusto!
- Raddoppiate il fusto e fregate la polvere - ripeté Spugna alla
ciurma.
- Alto sessantacinque! - continuò Uncino.
- Calze sessantacinque!
- tre gradi a dritta1
- Tre grani dritti!
- Pronti a far fuoco, pronti!

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Nel
frattempo Peter Pan, Trilly. Wendy, Gianni e Michele, del tutto ignari,
andavano a posarsi su una nuvoletta per meglio ammirare l'Isolachenonce.
Stavano proprio guardando in giù tra grida di stupore, quando, sopra le
loro teste passo nera e minacciosa la prima palla di cannone.
Trilly partì in picchiata, non per eseguire gli ordini, ma per fare un
dispetto ai ragazzi: volando velocissima, li aveva distanziati di un bel
poco, e giunse per prima alla tana di Peter Pan, ai piedi dell'albero
dell'impiccato. Aveva gia un piano ben preciso: entrò nella tana e
svegliò senza tanti complimenti i Bimbi Sperduti, poi, con il suo
scampanello, cominciò a parlare. Alla fine i Bimbi avevano capito:
bisognava abbattere il feroce uccello Wendy, ordine di Peter!
Ben felici di prestare un servizio al loro capo, i Bimbi Sperduti si
appostarono e presero di mira Wendy che svolazzava lì intorno.
Con la paura, i pensieri felici se ne andarono e Wendy sarebbe
precipitata al suolo se in quel momento non fosse arrivato velocissimo
Peter Pan ad afferrarla al volo.
I Bimbi Sperduti, che si aspettavano gli elogi di Peter, si sentirono
gridare:
- Ma bravi! Ho di che essere fiero della mia guardia! Testoni! Io vi
porto una mamma per raccontarvi le fiabe e voi volete ucciderla!
- Ma Trilly ha detto che era un uccello - si scusò Orsetto, uno
dei Bimbi.
- E che tu avevi ordinato di sparagli - continuò Leporello.
- Trilly, sei colpevole di alto tradimento.
- Che puoi dire a tua discolpa? - fece Peter con voce severa. Ma dato
che Trilly non aveva nessuna intenzione di scusarsi, la bandì per sempre
dal suo regno; poi, per intercessione di Wendy, ridusse il castigo a una
sola settimana.
Quindi rivolto a Wendy, disse:
- Vieni, ti faccio vedere l'isola.

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Intanto
i Bimbi Sperduti decisero di andare a caccia di Pellirosse insieme a
Gianni e Michele. Stavano mettendo a punto il piano d'attacco, quando
furono acciuffati da cento mani e legati come salami: gli Indiani erano
stati più veloci e più furbi di loro. Ma le sorprese non erano finite;
di solito, in simile scaramucce, il vincitore si accontentava della
gloria e liberava l'avversario. Quale non fu quindi la sorpresa dei
Bimbi Sperduti sentendo le parole del Grande Capo Toro in piedi:
- Aug, stavolta io no liberare voi. Dove voi nascondete Giglio
Tigrato? Se per tramonto mia figlia non tornare, io scotennare voi.
E a nulla servirono le proteste di innocenza di tutti quanti i
prigionieri e soprattutto di Gianni e Michele che dichiaravano di non
conoscere nemmeno Giglio Tigrato.

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Nel
frattempo Peter e Wendy, completamente ignari, giungevano in volo alla
Laguna delle Sirene. Dall'alto di uno scoglio, Wendy ammirava
estasiata lo spettacolo che si presentava ai suoi occhi: la laguna era
in effetti uno specchio di acque limpide e tranquille, circondato da
rigogliosa vegetazione; e, su alcuni scogli, c'erano le Sirene.

Chi suonava, chi nuotava, chi faceva
la doccia alle fresche acque di una cascatella e chi stava mollemente
sdraiata lisciandosi i capelli. Ma appena si accorsero della presenza di
Peter Pan, si misero tutte in agitazione e ognuna voleva dire la sua:
- Bentornato, Peter!
- Sono felice di rivederti.
- Hai sentito la mia mancanza?
- Raccontaci una delle tue avventure. Anche vecchia, se vuoi.
Peter, lusingato nella sua vanità, volò vicino a loro e cominciò a
raccontare, dimenticando completamente Wendy che, nel tentativo di
avvicinarsi, rischiava ad ogni passo di finire in acqua. Ma, come già
era successo con Trilly, anche le Sirene non la accolsero bene, anzi,
con la scusa di invitarla a fare il bagno, cercarono di trascinarla in
acqua.
Peter era appena riuscito a metter pace, quando esclamò, diventando
improvvisamente serio:
- Ssst! Ehi, è proprio lui, Uncino!
A quel nome ci fu un fuggi fuggi generale e in un baleno le Sirene
sparirono nelle acque della Laguna.

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Peter
che nel frattempo era salito su uno scoglio per meglio rendersi conto
della situazione, gridò a Wendy:
- Presto, Wendy! Ha catturato Giglio Tigrato! Punta sulla roccia del
Teschio! Andiamo, vediamo che cosa intende fare! - e, presa per mano la
bambina, si levò in volo.
Sulla barca, oltre a Capitan Uncino e al povero Giglio tigrato, c'era
anche Spugna che a volte svolgeva le mansioni di uomo di fiducia del suo
capitano. Appena arrivati all'interno della Roccia del Teschio, Capitan
Uncino depositò la Principessa Indiana su un piccolo scoglio e le disse
con tono mielato:
- E ora, Serenissima Principessa, ascoltate la mia proposta… Voi mi
dite dove si nasconde Peter Pan e io vi rimando a vostro padre. E'
meglio che vi decidiate, cara, perché tra poco avremo alta marea… e
allora non potrete più parlare.
Ma Giglio Tigrato rimase impassibile, continuando a guardare con
disprezzo il suo crudele rapitore.
Dal loro nascondiglio Peter Pan e Wendy seguivano la scena con
apprensione: la marea stava davvero salendo! E Capitan Uncino
continuava:
- E ricordate, la strada che conduce al regno del Grande Spirito, non
passa attraverso le acque del mare!
A Peter venne subito un'idea: disse a Wendy di restare a godersi la
scena e si avvicinò maggiormente; poi, nascosto fra due rocce, gridò con
voce profonda:
- Manitu, il Grande Spirito delle acque marine, ti parla, Capitan
Uncino!…
- E l'eco gli rispose:
- Attento! Attento! Attento!
- Spugna cominciò a tremare come una foglia:
- E' uno spirito diabolico!
Ma Capitan Uncino era meno
impressionabile e più sospettoso, per cui si mise a cercare tra gli
scogli.
Peter approfittò subito della situazione e, imitando la voce di
Uncino, disse a Spugna:
- Mi senti, Spugna? Libera la Principessina e riconducila alla sua
tribù.
- Bene, Capitano, subito - rispose prontamente Spugna senza nemmeno
rendersi conto della stranezza dell'ordine. Dopo solo un attimo di
incertezza borbottò: - Il Capitano vuol redimersi! Gliel'avevo detto che
voi Indiani non avreste mai tradito Peter Pan…- e intanto aveva rimesso
Giglio Tigrato nella barca e cominciava a staccarsi dalla riva. In
questa situazione lo trovò Capitan Uncino in ritorno dalla sua
ispezione:
- Per le trippe di Nettuno, che cosa stai facendo? Riportala subito
sullo scoglio, gambero deficiente! La tua balordaggine…
A questo punto si riudì la voce falsata di Peter Pan, ma il suo
scherzetto duro ancora per poco, perché Capitan Uncino riuscì a scovare
il suo nascondiglio. Colto di sorpresa, Peter subito ebbe la peggio, ma
ben presto si riprese e iniziò un duello indiavolato con il suo nemico
di sempre.
Capita Uncino, poco lealmente, incitò Spugna a sparagli un colpo di
pistola, ma il proiettile partì proprio mentre Peter si spostava e
sbagliò bersaglio: con un urlo Capita Uncino precipitò nelle acque
sottostanti. Evidentemente non era ancora giunta la sua ora, perché
tornò a riva e riprese il duello con maggior accanimento. Nonostante la
sorpresa, Peter riuscì a tenergli testa e tanto fece che lo spinse su un
sottile spuntone di roccia, poi, con un ultimo fendente, lo fece
rimanere appeso alla roccia per il suo uncino.
Non contento di aver così umiliato il suo avversario, Peter Pan lo
beffeggiava:
- Bene, bene, un baccalà appeso all'uncino!
Le disavventure del Capitano non erano ancora finite. Peter aveva
sentito in lontananza un rumore ben noto, un tic-tac che si avvicinava
minaccioso, e disse rivolto a Uncino sempre penzolante:
- Di, Capitano, non senti niente?
- Per lo spavento, il Capitano si agitò tutto, l'uncino scivolò e il
malcapitato finì in bocca di Coco il coccodrillo che arrivava a fauci
spalancate.
Con la forza della disperazione Uncino riuscì a non farsi inghiottire
e intanto gridava:
- Spugna, Spugna, aiuto!
- Non muoverti!, Capitano restate dove siete… E lasciate fare a me. -
Spugna era pieno di buona volontà, ma a volte questa non basta,
soprattutto quando si ha di fronte un coccodrillo affamato. Per
salvarsi, il Capitano dovette raggiungere il suo vascello nuotando a
velocità da record, sempre seguito dall'insaziabile coccodrillo.


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Intanto
all'interno della Roccia del Teschio Peter Pan gongolava per la
schiacciante vittoria, ma Wendy lo riportò alla realtà dicendogli con
tono allarmato:
- E Giglio Tigrato?
In tutto quel trambusto Peter aveva completamente dimenticato Giglio
Tigrato; si guardò intorno con aria smarrita, poi ricordò
improvvisamente l'alta marea e scrutò con maggiore attenzione la
superficie dell'acqua: solo un pezzetto di piuma indicava ancora il
punto in cui era stata lasciata la Principessa. Con una gran picchiata
Peter la ripescò e riprese il volo verso l'accampamento indiano, mentre
Wendy, nuovamente, arrancava dietro di lui.
La mattina dopo, sul vascello, l'umore
di Capitan Uncino non era certo dei migliori: oltre allo smacco, si era
anche buscato un tremendo raffreddore e a nulla servivano le continue
premure di Spugna: bagno caldo, borsa in testa e ordine tassativo ai
pirati della ciurma di non fare rumori molesti.
Mentre versava l'acqua nella tinozza, Spugna tornò a quello che era da
un po' di tempo il suo pensiero fisso:
- Capitano, perché non riprendiamo il mare? Sapete, c'e puzzo di guai,
nell'isola… A Parigi dicono "cerche la femme" … e infatti vi dico che il
cuoco mi ha detto che il nostromo gli ha detto di aver udito dire che
Peter Pan ha schiacciato Trilly!
- Sulle prime Capitan Uncino non prestò attenzione alle parole di
Spugna, intento com'era ad ascoltare il martellare della sua povera
testa: ma l'ultima frase gli fece rizzare le orecchie:
- Hai detto che Peter Pan ha scacciato Trilly? Ma perche?
- A causa di Wendy, Capitano. Pare che Trilly abbia provato a farle la
festa. E gelosa di lei.
- Capitan Uncino aveva già dimenticato tutti i suoi guai: c'era da
preparare un nuovo piano e i particolari erano di estrema importanza.
- Presto, le mie vesti più sontuose! Una femmina gelosa, caro Spugna,
e capace di tutto. Io me ne intendo! Se sapremo condurci con astuzia,
riuscendo ad attizzare il suo risentimento, quella frivola fata ci
guiderà a un certo nascondiglio…
- Il miglior nascondiglio per noi è il Mar delle Antille. Vado a dare
l'ordine - esclamò felice Spugna, che non aveva ancora capito i progetti
di Capitano e continuava a illudersi di poter finalmente partire. Lo
fermò l'urlo terribile del Capitano:
- Chi ha parlato di dare ordini? Tu andrai a terra, prenderai quella
Trilly e la porterai qui. Hai capito?
Spugna non se lo fece ripetere due
volte: sapeva per esperienza che, in certe occasioni, era meglio non
discutere gli ordini di Uncino. Trovò Trilly, l'acchiappò e poi le disse
gentilmente:
- Scusate, signorina Trilly, Capitan Uncino vorrebbe dirvi una parola.
- Ma Trilly era proprio arrabbiata e sulle prime non volle nemmeno
ascoltare le parole del Capitano che la accolse seduto al pianoforte:
- Si, madamigella, Capitan Uncino si da per vinto. Domani lasciò
l'isola, per non tornare mai più, diceva Uncino tra un accordo e
l'altro. - Ed ecco perché vi ho fatto chiamare… Già, per dire a Peter
che non gli serbo rancore. Oh, Peter ha i suoi difettucci, certo… Portar
qui quella Wendy, per esempio… Non si fa, non si fa! - A queste parole
Trilly si fece più attenta. E intanto Uncino continuava: - A proposito,
cos'e questa storia che starebbe cercando di portarvelo via? Oh numi!
Piangete? Allora e vero! Oh, signor Spugna, che modo di trattare una
donzella! Prendersi gli anni migliori della sua vita, e poi gettarla via
così, come un fazzoletto usato! - esclamò con tono sempre più
insinuante: - Ma non bisogna essere troppo severi con Peter. E' Wendy
che ha da biasimare! Signor Spugna, dobbiamo salvare Peter da se
stesso!… Ho trovato! Rapiremo Wendy! La porteremo con noi, e come
accade, lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
- Ma Capitano, noi non abbiamo l'indirizzo di Peter…-intervenne
Spugna, che non aveva ancora capito le mire di Uncino.
Il tranello tuttavia aveva funzionato:
felice di liberarsi di Wendy, Trilly decise di svelare il nascondiglio
segreto di Peter; intinse nel calamaio la punta delle scarpine e con
quelle traccio sulla mappa di Capitan Uncino la strada da seguire.
Raggiunto il suo corpo, la gentilezza di Uncino scomparve e, senza
tante cerimonie, Trilly fu rinchiusa dentro una lanterna.

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Mentre
accadeva tutto questo, Peter, Wendy, Gianni, Michele e i Bimbi Sperduti
si trovano ancora al campo indiano, dove erano in corso grandi
festeggiamenti per la liberazione della Principessa Giglio Tigrato.
Quelli che fino a poco prima erano prigionieri condannati a essere
scotennati, cominciavano appena a riprendersi e a guardarsi intorno. Per
prima cosa videro il Grande Capo Toro in Piedi che , con faccia
serenissima, faceva strani e complicati gesti con le mani.
Mentre accadeva tutto questo, Peter, Wendy, Gianni, Michele e i Bimbi
Sperduti si trovavano ancora al campo indiano, dove erano in corso
grandi festeggiamenti per la liberazione della Principessa Giglio
Tigrato. Quelli che fino a poco tempo prima erano prigionieri condannati
a essere scotennati, cominciavano appena a riprendersi e a guardare
intorno. Per prima cosa videro il Grande Capo Toro in Piedi che, con
faccia serenissima, faceva strani e complicati gesti con le mani. Poi il
Grande Capo disse a Gianni:
- Io insegnare a Bimbo Pallido tutto su uomini Rossi. - E ad un cenno
i guerrieri intonarono una canzone davvero molto istruttiva che faceva
pressappoco cosi:
Chi disse
il primo Ugh?
Chi disse il primo Ugh!
Quando il padre degli Indian
Per primo si sposò
Disse il suo primo Ugh
Allorchè la suocera entrò!
Perchè noialtri Indian
La pelle rossa abbiam?
Un milione di anni fa
Il bellissimo capo indian
Baciò una donna ed arrossì
Da quel dì noi rossi siam!
Da adesso la vera storia
Dei pellirossi tu conosci;
Quel che si dice son falsità,
soltanto questa e verità!
Tra l'ilarità e l'allegria generale,
cominciarono le danze; solo Wendy se ne stava in disparte, rattristata
perché Peter Pan non aveva occhi che per Giglio Tigrato. Così decise di
ritornare da sola al nascondiglio del bosco.
Anche quando tutti furono tornati a casa, nella tana ai piedi
dell'Albero dell'Impiccato l'eccitazione suscitata dalla festa indiana
non accennava a diminuire. Peter Pan girava in tondo gridando con voce
tonante:
- Grande Capo Aquila Volante salutare suoi guerrieri! Au! - E i Bimbi
Sperduti, Gianni e Michele stavano al gioco danzando in maniera
indiavolata e rispondendo in coro:
- Au, au!
Solo Wendy non partecipava all'animazione generale, perché pensava
ancora a Giglio Tigrato. Dopo un poco, stanca di tutta quella
confusione, disse:
- Gianni, Michele, pulitevi la faccia e andate a letto! Su, che
domattina si torna a casa…
L'idea non parve entusiasmare nessuno, tanto meno Peter: non gli
piaceva che i bambini dovessero crescere. Ma Wendy continuo:
- Volete restar qui e venir su come selvaggi? Anche voi avete bisogno
di una mamma!
- Che cos'e una mamma? - chiesero perplessi i Bimbi Sperduti, che non
ricordavano di averne mai avuto una.
Wendy prese sulle ginocchia Michele e, pulendogli dolcemente il viso
dai fregi indiani, cominciò a spiegare.

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Intanto
fuori, nell'oscurità, c'era qualcun altro che ascoltava Wendy e che, con
il passare dei minuti si commuoveva sempre più: c'erano Capitan Uncino,
Spugna e tutta la ciurma del vascello pirata.
Erano lì per mettere in pratica il diabolico piano escogitato dal
Capitano.
E Wendy diceva ai suoi ascoltatori sempre più attenti:
- Una mamma, una vera mamma è la cosa più bella che ci sia al mondo, e
un'angelica voce, e il tepor di un sorriso, son due labbra affettuose
che ci sfiorano il viso.
Poi continuò la spiegazione cantando una canzone molto dolce, che
riuscì a strappare le lacrime ai feroci pirati e fece cadere gli ultimi
dubbi all'interno del nascondiglio.
Michele, già mezzo addormentato mormorò stropicciandosi gli occhi:
- Voglio andare dalla mamma!
Gianni, più risoluto, scattò in piedi dicendo:
- Portaci con te, Wendy!
- Va bene. La mamma sarà felice di accogliervi; ah, s'intende, se a
Peter non dispiace.
Peter, che aveva seguito la scena con crescente dispetto, rispose con
tono indignato:
- Fate pure, andate e diventate grandi. Ma vi avverto, una volta
partiti non potrete più tornare qui, mai più! - e si sedette in un
angolo voltando loro la schiena.
I ragazzi non si lasciarono però impressionare dalle sue parole e si
slanciarono per la scaletta. Solo Wendy, rattristata dall'atteggiamento
di Peter Pan, non sapeva decidersi.
Provò a chiamarlo per cercare di farlo ragionare, ma non ottenne
nessuna risposta.
- Addio, Peter! - sussurro allora scotendo il capo e si avvio anche
lei per uscire.
Fuori l'aspettava un'amara sorpresa: appena
sbucò dall'ingresso della tana, si sentì afferrare da cento mani robuste e
davanti ai suoi occhi si presentò uno spettacolo raccapricciante. Gianni,
Michele e i Bimbi Sperduti, imbavagliati, erano legati tutti insieme, a formare
un unico mazzo: erano caduti nell'agguato teso loro da Capitan Uncino e dai suoi
feroci pirati.
Proprio in quel momento il Capitano emerse dall'oscurità e ordinò:
- Orsù, miei squali, portateli via! - Poi, rivolto a Spugna che gli
era rimasto vicino, continuò con voce ghignante: - E adesso occupiamoci di
Messer Peter Pan.
Spugna, che in fondo amava le cose semplici, propose:
- ma Capitano, non sarebbe più spiccio tagliargli al gola?
- Oh, si… Ma ho dato a Trilly la mia parola di non alzare dito, o
uncino, su Peter Pan, eh, eh… E Capitan Uncino mantien sempre la sua parola! - e
con un ghigno cattivo cominciò a calare giù, nella tana di Peter, un bel
pacchetto infiocchettato. Attaccato al nastro, ben in vista, c'era il biglietto
per niente sospetto:
- A Peter con affetto da Wendy
- Non aprire prima delle 6!
Perché allora Capitan uncino era così gongolante e si fregava le mani
soddisfatto?
Anche quando fu tornato al vascello, l'umore di Uncino rimase ottimo.

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Mentre
la gioia per l'imminente partenza aveva reso euforico l'equipaggio, il
Capitano si rivolse ai ragazzi legati all'albero maestro con una
proposta che a tutta prima poteva sembrare allettante: e per di più la
fece in versi:
un premio
inoltre ci sarà
per chi si arruolerà.
Gratuito un bel tatuaggio avrà
Colui che formerà.
E' un'occasione senza par…
Chi vuol firmar pensate un po'!
Chi non lo fa finisce in mar…
A voi la scelta io do!
E l'equipaggio gli fece eco:
Ah quanto deve piacer
La vita del filibustier!
I ragazzi colsero il tono minaccioso
della proposta e decisero di firmare, ma Wendy li trattenne con tono di
rimprovero:
- Non avete un minimo di coscienza!
- Se disubbidiamo ci butta in mare! - cercano di scusarsi quelli, mogi
mogi.
- Non è vero, Peter Pan ci salverà - esclamò - con sicurezza Wendy, ma
la cinica risata di Capitan Uncino la fece sobbalzare:
- Chiedo venia, madamigella. Non credo siate al corrente del nostro
leggiadro scherzo. Abbiamo lasciato là un ricordino per Peter…
- Mi par di vederlo quell'affascinante briccone mentre legge il vostro
tenero messaggio. Se solo potesse vedere nell'interno…e alle 6 verrà
scaraventato via dall'isola in sempiterno!
A quelle parole Trilly, che chiusa
nella lanterna aveva avuto modo di riflettere su quanto aveva fatto e
non era più troppo orgogliosa, cominciò ad agitarsi e tanto fece che
riuscì a rovesciare la sua prigione, rompendo cosi il vetro. Poi volò
velocissima verso la Tana di Peter Pan… Doveva far presto, mancavano
solo pochi secondi alle 6 e per colpa sua…
Intanto Peter, sempre più impaziente, rigirava tra le mani il
misterioso pacchetto.
- Dodici secondi. Bé, secondo più secondo meno… - diceva tra se.
Proprio in quel momento giunse come un fulmine Trilly e Peter, contento
di aver finalmente qualcuno con cui parlare: - Trilly, guarda che cos'ha
lasciato wendy… Ehi, fermati! Che diavolo ti prende? Uncino? Una bomba?
Non essere ridicola! - continuò senza prestar orecchio allo scampanellio
angosciato della fatina.
Un attimo dopo ci fu un gran boato e crollò tutto: Trilly aveva
ragione! Peter, fortunatamente illeso, si rendeva conto solo allora del
pericolo corso. Ma la fatina dov'era finita? Il ragazzo cominciò a
scavare affannosamente.
- Trilly, dove sei? Trilly, rispondi! Stai bene? E Wendy? E i ragazzi?
Ma prima devo salvare te… Resisti! Oh no, non morire… Tu sei la sola
fata al mondo che conti per me! - E finalmente riuscì a liberarla dalle
macerie.
Il boato dell'esplosione si era sentito anche sul vascello pirata e
aveva suscitato la gioia sfrenata di Uncino:
- Così defunse un degno avversario!
I ragazzi, invece, erano al colmo
della disperazione: era proprio finita!
E infatti il Capitano si rivolse subito a loro con aria truce:
- Allora, cosa scegliete, l'ingaggio o il gran viaggio?
Wendy rispose coraggiosamente per tutti:
- Non saremo mai dei vostri!
E salì con grande dignità sull'asse protesa fuori bordo. Poco dopo,
finita l'asse, precipitava verso il mare senza un grido.
Ci fu un attimo di silenzio sospeso, poi Spugna azzardò con voce
tremante di paura:
- Capitano, non ha fatto pluff! Questo e un sortilegio … la nave e
stregata!
Il panico si diffuse in un baleno tra la ciurma e, per tagliar corto,
il Capitano tuono:
- Avanti il prossimo!
- Tu sarai il prossimo! Ci finirai tu in mare!
- Esclamò in quel momento una voce ben nota.
Proprio cosi, sopra un pennone c'era Peter Pan che teneva tra le
braccia Wendy: l'aveva presa al volo prima che cadesse in acqua.
Spugna era sempre più terrorizzato!
- E' il suo fantasma, Capitano!
- Ora come si fa un salasso a un fantasma! - rispose Uncino al colmo
della rabbia.
- Peter intanto era atterrato sulla tolda della nave, aveva sciolto i
prigionieri ed era già pronto a battersi con Capitan Uncino.
- Appena liberati, Gianni, Michele e i Bimbi Sperduti salirono
sull'albero maestro. Michele, da parte sua, penso bene di nascondere una
palla di annone dentro l'orsacchiotto Bongos. Una palla di cannone può
sempre servire!
- Intanto il Capitano gridava ai suoi uomini:
- Non state li impalati, inseguiteli!
Quando tutti i Bimbi furono al sicuro dentro la coffa, Gianni ordinò
risoluto:
- Prendete la mira! Fuoco!
I pirati, che stavano salendo, furono investiti da una valanga di
colpi, ma avrebbero avuto la meglio, se non fosse stato per la palla di
cannone di Michele. Poi intervenne Peter Pan:
con un colpo di sciabola tagliò le sartie e i manigoldi finirono
dabbasso in un bel mucchio.
Vista la mala parata, quei prodi presero la saggia decisione di
fuggire. La stessa idea l'aveva avuta poco prima Spugna che, quatto
quatto aveva calato in mare una scialuppa. E tutti insieme abbandonarono
la nave.
In acqua, vicino al vascello. C'era invece che aveva nessuna fretta:
il coccodrillo Coco, poiché di lui si trattava, aspettava con pazienza
la fine del duello fra Peter Pan e Capitan Uncino per fare un lauto
pranzo.
Peter e il suo avversario continuavano imperterriti il combattimento
con fasi alterne. A un tratto l'uncino del Capitano si conficcò
nell'albero maestro. Poteva essere un'occasione d'oro, ma Peter Pan non
volle approfittarne. Il suo nemico non era altrettanto leale e cercò uno
stratagemma per sopraffarlo.
- Voli, eh? Non osi misurarti da uomo a uomo!1 Preferisci scappare
come una vilissima mosca! - lo beffeggiò.
- Tanto oltraggio non passera impunito! Combatterò con te da uomo a
uomo, e con una mano sul dorso! -gridò Peter punto sul vivo.
E Capitan Uncino era già partito all'attacco, facendo perdere
l'equilibrio a Peter; poi lo spinse sempre più in fuori sul pennone che
era in quel momento il loro campo di battaglia.
Peter Pan fu davvero un brutto momento, ma nonostante non voler far
ricorso alle sue armi abituali perché aveva promesso. Con la forza della
disperazione scattò in avanti e riuscì finalmente a imprigionare il
Capitano nella sua stessa bandiera di pirata.
Grida di gioia si levarono dalla coffia, miste a grida di vendetta:
- Tagliagli la testa! Dallo al coccodrillo!
- Capitan Uncino, persa tutta la sua baldanza, implorava con voce
tremante:
- Non ucciderai il vecchio Uncino, vero figliolo? Me ne andrò per
sempre! Farò tutto quello che vorrai!
- Bene, sia pure, se dichiari di essere un baccalà! - fu la mite
vendetta di Peter.
Dopo un attimo di esitazione si udì il Capitano gridare con quanto
fiato aveva in gola:
- Sono un baccalà! - E poi cominciò a chiamare Spugna perché venisse a
prenderlo. Ma, chissà per quale destino avverso, finì in mare, a
vedersela con il coccodrillo: forse era destinato alle gare di velocità.
Infatti sparì all'orizzonte dopo aver superato anche la barca della
ciurma.
- Sulla nave si levò un grido di gioia:
- Urrà per l'Ammiraglio Peter!
- Peter apparve vestito con gli abiti migliori di Uncino, che per la
verità gli stavano un pò larghi, e ordinò con tono altero:
- Silenzio! Tutti ai vostri posti! Dobbiamo salpare, andiamo a Londra.
Issate l'ancora! Polvere di fate!
Sulla nave ci fu un attimo di silenzio e di stupore: Peter aveva
finalmente capito!
Intanto la nave, tutta d'oro per la polvere di Trilly, volava
dolcemente verso casa.

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I
signori Darling, tornado dalla festa, trovarono Wendy alla finestra,
addormentata.
- Oh, mammina, siamo tornati! Meno i Bimbi Sperduti. Non avevano
voglia di crescere. Ma io ce l'ho… - comincio a dire la bambina,
svegliandosi in quel momento, e i genitori si guardarono perplessi.
- Il signor Darling, che aveva gia dimenticatoo la sua arrabbiatura,
le disse benevolmente:
- Certo, mia cara, a suo tempo. Dopo tutto… Ma Wendy già continuava il
suo racconto:
- Sai, e stato davvero straordinario! Trilly, le Sirene, e Peter Pan
più dì tutti. Persino quando siamo stati rapiti! E Poi abbiamo volato
nel cielo su una nave… Mammina, guarda come pilota bene!
La signora Darling, che ascoltava Wendy con finta condiscenda, rimase
a bocca aperta, poi chiamo il marito.
- E' strano, ho la sensazione di averlo gia visto quel vascello, tanto
tempo fa, quand'ero bambino! - esclamò papà Agenore… E rimasero tutti e
tre abbracciati a guardare la nave di Peter che si stagliava contro la
luna.

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Fine
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