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STORIA
di
PREGNANA MILANESE

estratto dal libro:
Di
corte in corte
La "pensanìga"
di Pregnana
a cura
del Comune di Pregnana - 2005 -
I PARTE
Uno
sguardo su Pregnana
La mappa catastale teresiana
di Carlo VI del XVIII secolo confrontata con quella del 1951 mostra
la perfetta sovrapponibilità ed una struttura urbanistica immutata nel
tempo. Solo dalla metà degli anni Cinquanta, quando si è avuto uno sviluppo
industriale del paese che ne ha stravolto le attività economiche e alterato
l'equilibrio demografico, si è modificato anche l'assetto territoriale.
Sulla sua viabilità ha influito fin dalla metà del XIX secolo la costruzione
delle due linee ferroviarie, prima Milano-Gallarate e quindi Milano-Torino,
che per la mancanza della stazione non hanno aperto nuove vie di comunicazioni,
ma anzi hanno costruito un limite difficilmente valicabile; il suo isolamento
è stato ulteriormente accentuato in seguito alla nascita dei percorsi
autostradali.
Si tratta di un paese, come molti altri della Pianura Padana, che si
sviluppa lungo la via di comunicazione principale, la strada parallela
all'Olona che da Cornaredo porta fino a Vanzago e a Parabiago e non
si distinguerebbe in nulla dagli altri se non fosse per la stranezza
dell'ubicazione della chiesa, che non si trova in una posizione centrale,
ma all'ingresso del paese, accanto al cimitero, posizione che ha conservato
anche nelle successive ricostruzioni.
La vocazione di Pregnana è sempre stata agricola e negli antichi atti
catastali sono elencati con pignoleria i campi, i boschi, le vigne vecchie
e le vigne novelle, per la cui irrigazione fin dal Seicento sono stati
scavati numerosi piccoli canali dall'Olona, la cui costruzione e gestione
viene minuziosamente regolamentata da diversi atti notarili del Seicento
e Settecento.
Dal 1881 a questo sistema di irrigazione si è aggiunta una ramificazione
secondaria del canale Villoresi e negli appezzamenti di terreno l'acqua
veniva distribuita secondo turni e divisioni stabilite dal campé, il
funzionario responsabile delle acque, mediante piccole saracinesche
di legno azionate a mano e localizzate lungo il canale principale a
distanze regolari, che ancora oggi si possono vedere, ormai inutilizzate.
Nei campi si producevano in abbondanza cereali, foraggio per le numerose
stalle distribuite nelle cascine e, pare, anche ottima uva; si coltivavano
anche molti gelsi che contribuivano ad alimentare una casalinga attività
di allevamento di bachi da seta. Naturalmente poi ogni famiglia coltivava
nella propria vigna, cioè nel proprio podere, anche quanto era necessario
al consumo familiare.
Di Pregnana facevano parte anche alcuni mulini che macinavano sia i
cereali prodotti localmente, sia materiale da costruzione, e le numerose
cascine distribuite sul territorio comunale, più esteso di quanto non
si potesse pensare in relazione al ridotto numero di abitanti, che rimane
pressoché costante dalla fine dell'Ottocento(duemila, comprese le galline).
Segnalato fin dalle mappe più antiche e anche il Lazzaretto, testimonianza
remota non solo delle pestilenze del Seicento, ma probabilmente anche
di carestie e epidemie precedenti, di cui oggi rimane una cappella recentemente
restaurata, mentre il fontanile Costa Azzurra era un luogo incantato
di risorse di giochi e pesca per i ragazzini e di incontri sentimentali
per i giovani.
Nel modestissimo centro del paese emergevano i più antichi edifici di
Pregnana, ex palazzi o ville patrizie, come la corte Peverelli, la Corte
Parabiago e il Palazzo Gattinoni, la cui costruzione risale al Seicento.
Per il resto l'abitato si risolveva nella via principale, percorsa da
rigagnoli d'acqua su cui i ragazzini facevano navigare le figurine,
gareggiando a chi arrivava primo alla chiesa, e fiancheggiata dai curt,
che si aprivano sulla strada con un portone carraio e poche finestre
e in cui vivevano in una sorta di comunità diverse famiglie in abitazioni
che ripetevano uno schema sempre uguale: due stanze sovrapposte, la
cui cucina al pianterreno e la stanza da letto al primo piano, collegate
da una scala esterna che portava a una lunga balconata comune.
Le abitazioni erano allineate sul lato del cortile che dà sulla strada,
le scale esterne erano alle due estremità della fila di case dove vi
erano anche le rumbe, le pompe dell'acqua, e le latrine accanto alle
quali cresceva un fico.
Di fronte i cass, ripostigli in cui si tenevano in basso gli strumenti
e gli attrezzi agricoli e che in alto fungevano da fienili e granai.
Il momento principale della vita di relazione degli abitanti era costituito
dal cortile in terra battuta, dove i bambini giocavano, dove nascevano
storie d'amore, dove le donne rafforzavano legami di solidarietà nelle
comuni esperienze di matrimoni, gravidanze, parti, dove si svolgevano
riti collettivi, come la trebbiatura o l'uccisione del maiale, dove
si creavano dei momenti di svago e divertimento col gioco delle bocce,
dove si gestivano le proprietà comuni attraverso una solidarietà obbligata,
stabilendo turni per le pulizie delle latrine e per scaldare l'acqua
d'inverno e sgelare così la pompa.
Ma alcuni toponimi(la Curta dei Can Rabia e la Curta di Farbutt, per
esempio) testimoniano anche un'altra realtà, altrettanto inevitabile,
in convivenze così strette, una realtà conflittuale e rissosa, fatta
di litigi, di rancori e di recriminazioni tanto più forti quando venivano
tra i parenti e soprattutto per questioni di eredità.
Oltre all'agricoltura non esistevano quasi altre attività produttive:
alla fine dell'ottocento era presente a Pregnana, dove ha oggi sede
l'amministrazione comunale, un unico piccolo opificio per trattura della
seta a fuoco diretto, che ha proseguito la sua attività fino alla fine
degli anni Venti, quando con la crisi dell'industria della seta e la
morte del proprietario, signor Luigi Tettamanzi, ha cessato la produzione;
dal 1925 all'estremo nord del territorio c'era quella che per alcuni
decenni è stata la principale attività manifattura pregnanese, la tessitura
Piatti, dove, secondo la tradizione lombarda, hanno lavorato generazioni
di donne.
Frammenti di Pregnana
La vecchia Chiesetta
Nel 1939 i pregnanesi avranno visto,
forse con un misto di entusiasmo e di preoccupazione, sventrare e rivoluzionare
la piazza della chiesa con le demolizioni di edifici e stalle, primo
segno dell'attivismo e delle iniziative di questo nuovo parroco, don
Giuseppe Fumagalli, che l'anno prima, al momento del suo insediamento,
era rimasto deluso dalla piccolezza e povertà della chiesa del
paese e immediatamente si era dato da fare per trovare risorse e collaborazioni
per edificarne una nuova, coinvolgendo tutti in uno sforzo collettivo
di offerte, di lavoro, di impegno, anche dei più piccoli che
hanno partecipato all'impresa attraverso la vendita porta a porta di
uova e altri prodotti.
E quel 30 giugno 1945, al momento della
solenne consacrazione di questa chiesa, in cui tutti riconoscevano le
loro fatiche e i loro sacrifici e che celebrava contemporaneamente la
fine della guerra, si saranno sentiti intimiditi e orgogliosi dalla
grandiosità e dallo sforzo della loro opera, soprattutto se l'avranno
confrontata con l'umiltà e la semplicità della chiesa
in cui per secoli avevano trovato risposta le loro necessità
spirituali e che aveva rappresentato il momento centrale della vita
del paese, non solo per quanto riguarda gli aspetti religiosi.
Infatti anche gli eventi civili erano
regolati e annunciati dai rintocchi delle sue campane, che potevano
suonare per avvisare gli abitanti nei casi di incendi e furti, al momento
della leva militare, per l'esazione delle tasse e per richiamare le
madri in occasione delle vaccinazione.
L'edificio della vecchia chiesa è
sopravvissuto accanto alla casa parrocchiale, sovrastato oggi dalla
mole grigia del nuovo oratorio; negli anni del dopoguerra è stato
utilizzato come cinema e teatro, sfruttando in queste situazioni l'eccezzionale
acustica che consente a chi si trova in fondo alla chiesa di sentire
distintamente anche parole appena sussurrate; le tracce di queste destinazioni
rimangono ancora oggi nel palcoscenico e nelle strutture scenografiche
che ne occupano l'abside.
Successivamente è stato abbandonato
e oggi è ridotto al rango di deposito per materiali in disuso.
La sua costruzione risale al Settecento
ed era stata ubicata accanto al cimitero, rimosso poi nell'ottocento
e della cui memoria rimane una colonna sormontata da una croce di ferro
battuto.
Le sue caratteristiche architettoniche
sono molto semplici, non ha fondamenta, ma è appoggiata direttamente
sul terreno, cosa che avrà reso particolarmente fredda e umida
la permanenza dei parrocchiani alla prima messa nelle gelide mattine
d'inverno. La facciata è lineare, sovrastata da un semplice timpano
triangolare e divisa verticalmente da lunghe lesene in un'unica lastra
di pietra.
L'aspetto complessivo è piuttosto
tozzo e reca le tracce dei successivi rimaneggiamenti e ampliamenti
avvenuti nel corso del tempo, ma vi sono particolari graziosi come il
piccolo volto di gesso a chiave di volta nell'arco al di sopra di quello
che era l'ingresso principale. Sul campanile a forma di aquilone è
stato aggiunto nel 1770 un orologio per utilità a tutti i pregnanesi".
All'interno gli archi che conducevano alle navate laterali sono stati
murati, ma rimane l'elemento forse di maggior pregio, il pavimento di
bel cotto lombardo a spina di pesce.
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estratto da:
"ENCICLOPEDIA DEI COMUNI D'ITALIA: LA LOMBARDIA"
Editore Bonechi -1986-
Se non fosse
per alcune vecchie corti e, al confine con Rho, per il fiume Olona, ben
pochi riuscirebbero a immaginare dietro l'odierno volto di Pregnana
Milanese "il bosco, il giardino la vigna vecchia, campo della vigna, la
novella, la vigna Brava, il Vignolo, la berta, il Peregallo, la vigna
branda, la Boniva, il Campello Codevenzia, prati de Manzaghi, Campo
dellAvaro" elencati in una pittoresca descrizione di tre secoli fa.
Descrizione che non trova riscontro alcuno in un contesto in cui alcuni
i due terzi delle abitazioni sono stati costruiti a partire dagli anni
Sessanta e in cui l'unico "piccolo opificio per la trattura della seta a
fuoco diretto" presente a fine Ottocento è stato sostituito da grandiose
fabbriche e da depositi dell'Agip. Basta scorrere i dati del censimento
del 1981 per rendersi conto della realtà sociale attuale: su 2500
addetti alla produzione, solo uno su cento è ancora dedito
all'agricoltura. Il resto è essenzialmente industria, con forte presenza
operaia (la metà dell'intera popolazione attiva), terziario e, con un
peso notevole, lavoro autonomo. La manodopera non assorbita dall'offerta
di lavoro locale è richiamata soprattutto verso Milano, distante solo 17
chilometri. I collegamenti con la metropoli, del resto, sono sempre
stati facili e rapidi. Già nel 1858 Pregnana fu interessata dalla
costruzione di uno dei primi tronchi ferroviari, quello che collega
Milano a Gallarate (la prima linea realizzata in Italia fu la
Napoli-Portici, nel 1839, mentre la seconda fu lombarda: la
Milano-Monza, dell'anno dopo). Il paese si trova oggi ad essere come
chiuso non solo tra due linee ferroviaria, la Milano-Gallarate e la
Milano-Torino, ma anche tra due autostrade, la Milano-Torino e la Milano
Laghi.
Il grande salto
di qualità dell'occupazione, avvenuto naturalmente a iniziare dal
secondo dopoguerra, è stato accompagnato da un consistente incremento
demografico, pur se meno rapido. La popolazione, che nel 1951 ammontava
a 2000 abitanti, è cresciuta al ritmo di un migliaio di unità ogni
decennio: 3000 nel '61, 4000 nel '71, fino agli oltre 5400 del 1981. Ma
già all'inizio del secolo Pregnana, che proprio nell'anno 1900 otteneva
la specificazione "Milanese" a scanso di equivoci con altri comuni
omonimi, si stava ingrossando man mano che le industrie venivano ad
assumere importanza.
Fino
dall'Ottocento la comunità era costituita da circa 600 persone (si ha
notizia che nel 1590 gli abitanti fossero esattamente 288, distribuiti
in 38 famiglie), tutte dedite alla coltivazione dei campi che grazie
all'Olona e soprattutto, a partire dal 1881, ad un ramo secondario del
canale Villoresi, producevano in abbondanza cereali e ottima uva. I
molti gelsi servivano anche ad alimentare una diffusa forma di "lavoro
straordinario" a conduzione familiare: l'allevamento dei bachi da seta.
la costruzione di piccoli canali derivati dall'Olona e la loro estrema
importanza per irrigare i terreni sono testimoniate da numerosi atti
notarili del Sei e del Settecento. Un documento, ad esempio, datato 20
settembre 1679, concerne la "facoltà del Sen. Arconati accordata a
Giorgio Salvaterra per costruire dei canali che partono dal fiume
Olona"; un altro del luglio 1740 riguarda invece la "concessione di
Giovanni Salvaterra al conte Antonio Simonetta, a titolo di precario
irrevocabile di un passaggio di acque del fiume Olona dal suo cavo nel
territorio di Pregnana". Con il Villoresi il paese diverrà anche, nel
suo piccolo, un "centro balneare" nei mesi estivi.
La proprietà
dei terreni era concentrata in poche mani; nel Cinquecento risultava
così suddivisa: Barbò conte Barnaba 1319 pertiche, D'Adda marchese
Ercole 925, Orombelli Don Mauro 381, Serbelloni Gio. Battista, cardinale
Fabrizio 933, Visconti Alfonso 33. Il cognome Barbò lo si ritrova
frequentemente nella cronaca locale; nel 1756 un esponente di questo
casato rinuncerà a proseguire l'attività della sua fornace in Pregnana
per mancanza di terra adatta. I D'Adda, famiglia facoltosa e, di
conseguenza, dal secolo XVI pure d'alta nobiltà, possedettero qui un
"palazzo sontuoso, riccamente ornato con stucchi, pitture e
bassorilievi". Prima di loro, ebbe beni nella località anche Guido della
Torre.
Nel XII sec
Pregnana fu coinvolto nelle lotte tra Milano e Federico Barbarossa, le
cui truppe saccheggiarono tutta la zona. Delle gravi e ripetute sciagure
che abbatterono implacabilmente sull'infelice popolazione (le carestie
degli anni 1242 e 1246, il colera del 1529 e 1540, la peste) rimane una
testimonianza nel Lazzaretto, oggi trasformato in cappella, dove
venivano ricoverati gli appestati. Si trova in una vecchia cascina alla
periferia dell'abitato; nel 1871, in occasione di un passaggio di
proprietà, furono notate sui muri numerose croci segnate col carbone,
che probabilmente indicavano il numero
dei morti nelle epidemie del 1576 e, soprattutto, del 1630.
Altre
costruzioni del Seicento, rimaneggiate nel secolo successivo, sono la
Corte degli Avvocati e la Corte Peverelli; D'Adda mentre la Corte
Parabiago (un'ex villa patrizia di campagna con triportico trabeato e un
pregevole giardino) risale al secolo XVIII. Il Palazzo D'Adda, Gattinoni,
attualmente in pessime condizioni, pare sia stato iniziato nel
Cinquecento.
Ma l'edificio
più antico di cui si sia a conoscenza è la chiesa di S.Pietro (l'attuale
parrocchiale, realizzata nel 1945, è intitolata ai SS. Pietro e Paolo,
così come la precedente, settecentesca attualmente sconsacrata), ricordata
da Goffredo da Bussero e già appartenente alla Pieve di Nerviano. Nel
secolo XIV il duca Gian Galeazzo visconti ordinò un censimento, da cui
risulta che essa godeva di un benificio. Non si hanno testimonianze
anteriori a queste riguardanti Pregnana, la cui denominazione (attestata
anche nella forma Pregniana) deriva probabilmente da un nome romano
di persona: "Proenius" o Perennius".
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estratto da
“STORIA E VICENDE DI PREGNANA ATTRAVERSO I SECOLI”
di Milena
Rossetti
Le origini
Nulla sappiamo di
ciò che è avvenuto nel paese di
Pregnana
al tempo dell'impero Romano e
della calata dei barbari; si può comunque pensare che Unni, Visigoti,
Goti, Lombardi, abbiano lasciato su queste terre i segni del loro
passaggio.
Pregnana
non è stata nemmeno estranea agli eventi del medioevo, e ha senz’altro
subito le vicende cui è stato sottoposto tutto il territorio lombardo in
quell’epoca.
Scarse sono anche le
notizie su Pregnana nel periodo del basso Medio Evo; si può dire che la
storia taccia nei suoi riguardi, assorbita com’è dagli avvenimenti di
assai maggior entità quali le guerre che hanno travagliato la Lombardia;
Milano, Pavia, Monza ed altre città, poco discoste da noi, fanno
echeggiare in quel periodo il loro nome in ogni angolo della regione ed
in ogni pagina della cronaca del tempo.
Il paese di
Pregnana risulta che
nel XII° secolo è messo a ruba dalle armate di Federico Barbarossa
(Massimo Fabi, “La Lombardia descritta”, Università Cattolica:II-D-53).
La
denominazione
di questo comune, secondo D.Olivieri (“Dizionario di toponomastica
lombarda”:Cons. B-VIII-76), deriverebbe da Proenius o Perennius, nomi
romani di persona.
Il 20 settembre
1900 il Consiglio Comunale ottiene dal Governo che al nome di Pregnana,
venisse aggiunta la denominazione “Milanese”
per distinguerlo da altri Comuni omonimi esistenti.
Il LIBER NOTIZIAE
SANCTORUM MEDIOLANI, che è di poco posteriore alle opere di Goffredo da
Bussero del XII° secolo, ci fa sapere che a Pregnana (in pieve di
Nerviano) vi è la Chiesa “Sancti Petri”, dedicata agli Apostoli
Pietro e Paolo. La Chiesa è elencata in un Censimento del XIV° secolo,
ordinato dal Duca Gian Galeazzo Visconti e che risulta dai cataloghi del
1405 e 1564 (Avv. Paolo Buzzi:”Storia dei Comuni della provincia di
Milano”).
Vecchio Comune e Scuola
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La
Chiesa
La vecchia Chiesa
L’origine della
nostra Chiesa, più volte rifatta nel corso dei secoli e più volte
ampliata, risale ai tempi di S.Ambrogio.
Attorno alla
Chiesa è situato il Cimitero (ora piazza della Chiesa) e resta, come
segno di tale esistenza, una Colonna alla cui sommità vi è posta una
Croce in ferro battuto.
Nel corso della
sua storia la Chiesa è stata più volte restaurata e gli archivi storici
riportano le tracce di restauro:
- il Cardinale
Borromeo durante una visita pastorale nel 1570 (il 28 aprile) ordina
il restauro della Chiesa
- nel 1770 viene
messo sul campanile un orologio.
- nel 1889 è
ampliata e ristrutturata e i lavori terminano nel 1899.
La nuova Chiesa
Negli anni 1935-37
l’allora Parroco don Achille Gonfalonieri pensa di costruire una nuova
Chiesa e si impegna per ottenere il Nulla Osta per i lavori, ma muore
nel 1938 lasciando in favore della nuova chiesa un lascito di L.3.000.
Don Giuseppe
Fumagalli, nuovo Parroco, arriva nel 1938 e, rendendosi conto della
misera condizione della Chiesa, si prodiga per realizzarne una più
grande.
Il progetto
dell’Ing. Gioielli piace alla popolazione e, dopo aver ottenuti tutti i
necessari permessi, il 23 luglio 1939 viene chiamato, a dare la prima
picconata della costruzione della nuova Chiesa il più anziano del paese
il Sig. Zenaboni Carlo, detto Manuel, ultranovantenne; viene
immortalato con fotografie.
Le fondamenta
vengono fatte dagli uomini del paese sotto la guida del capomastro
Boniforti Pietro che dirige la costruzione della Chiesa fino alla fine.
Il pittore della
nuova Chiesa si chiama Natale Penati.
Lavora per circa due anni affiancato da collaboratori e da esperti
decoratori e insieme a Don Giuseppe Fumagalli studia i soggetti da
dipingere sulle pareti. Il Penati esegue i dipinti lasciando tutti
attoniti per le sue splendide esecuzioni. Chi entra nella chiesa rimane
subito impressionato dalla grandiosità del tempio religioso e dai colori
dei suoi dipinti, alcuni dei quali visibili in questo sito.
La chiesa è
consacrata dal Cardinale Schuster il 30 giugno 1945.
La vecchia Chiesa
viene trasformata in salone per cinema, mentre la vecchia sagrestia
viene adibita a casa per il Coadiutore.
Di fronte alla
nuova Chiesa si trova l’Asilo Infantile che è stato edificato il 18
maggio 1922 per volere del Sig.Gattinoni Giuliano, in onore del figlio
scomparso in tenera età: Achille.

La vecchia chiesa
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Opere e
sviluppo
Pregnana è
racchiusa tra due ferrovie: la Milano-Torino e la Milano-Gallarate.
La costruzione di
quest’ultima è decretata dal governo austriaco nel 1858 ed il primo
tronco, fino a Rho, compiuto il 18 ottobre dello stesso anno. Segue
immediatamente il tronco di Rho-Gallarate nel 1860, il prolungamento di
Sesto Calende nel 1965, di Arona nel 1968.
Dato l’intralcio
di queste ferrovie si deve procedere alla costruzione del Cavalcavia,
terminato nel 1962, quasi contemporaneamente iniziano i lavori per la
costruzione di un ramo del Canale Villoresi.
Negli anni
1888-1889 l’Amministrazione Comunale provvede all’illuminazione stradale
del paese con installazione di lampade ad olio, trasformate in
elettriche nel 1907. L' installazione in tutto il paese ha luogo il 2
giugno 1922 con lampade a 32 candele a filamenti metallici.
L’illuminazione elettrica viene poi estesa nel 1930 alla Cascina Comune,
nel 1957 alla Cascina Orombella, nel 1959 all’Isola Rosa. Nel 1964 si
sostituiscono le lampade a 32 candele con lampade al neon.
Il primo
collegamento telefonico pubblico con Milano si ha il 2 febbraio 1911 e
il 17 novembre 1919 il collegamento telefonico con Pogliano e Vanzago.
La popolazione di
Pregnana erige sulla piazza della Chiesa un monumento in onore ai caduti
della guerra 1915-1918; nel 1940 viene trasferito nella piazza del nuovo
Municipio.
Nel 1925 sorge uno
stabilimento di tessitura “Piatti” dove trovarono lavoro molti
pregnanesi.
Nuove strade
vengono costruite nel 1937 e i lavori di asfaltatura iniziano nel 1955.
Nel 1957 apre la
filiale della Banca Credito Legnanese, prima succursale del paese; viene
costruito l’acquedotto comunale e viene aperta la Farmacia e l’Ufficio
Postale.
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Le
cascine
Appartenevano al
Comune di Pregnana le Cascine:
Del Duomo [foto], La Fabriziana
soprannominata Cascina Rossa
[foto], l’Isola Maddalena, l’Isola Rosa, l’Isola dei fiori così
chiamata perché ovunque c’erano giardini con aiuole fiorite e piante
sempreverdi, il Molino Conti, il Molino Cecchetti, la Cascina Orombella [foto] detta Cassinetta, la Cascina
Svizzera perché occupata da un Signore svizzero, la Serbelloni-Salvetti [foto] ,
la cascina Arrigoni e la Oliva, la cascina Comune [foto] qui troviamo una torretta campanaria con
relativa campana e un bassorilievo di antichissima data, la cascina
Cislaghi e la cascina
Madonnina [foto].
Alcune di queste
cascine sono state demolite perché comperate con il terreno circostante
per costruirvi stabilimenti, il Molino Conti e Cecchetti dipendono ora
dalla Parrocchia di Vanzago

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TRADIZIONI IN PAROLE
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aggiornato il 16-Ottobre-2002
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